Mc 6, 7-13
Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
Riflessione a cura di Don Pasquale Somma:
In un interessante contrasto con la pericope precedente – in cui Gesù non può operare miracoli a Nazaret a causa della mancanza di fede –, ora Marco ci propone la missione degli Apostoli. A due a due, dopo che Gesù ha dato loro il potere sugli spiriti impuri, essi vanno nei villaggi. E così, gli Apostoli iniziano la missione predicando la conversione, scacciando i demòni e guarendo i malati.
Di certo gli Apostoli non erano pronti per la missione! È interessante notare, infatti, che Gesù non dice loro di “predicare”. Che cosa avrebbero potuto dire quei dodici uomini, che ancora si sarebbero spaventati vedendo Gesù camminare sul lago, e che di morte e risurrezione non potevano avere neppure un’idea? Agli Apostoli mancava, in fondo, la base, conoscevano Gesù, o forse intuivano chi era, ma non la sua opera salvifica. Ecco perché Gesù dà loro solo il potere sugli spiriti impuri. Gli Apostoli annunciano solo la necessità della conversione, come aveva fatto anche Giovanni Battista. Il Signore è un bravo pedagogo. Infatti, passo dopo passo gli Apostoli vengono introdotti al loro compito futuro, e nel brano di oggi ci viene raccontato un primo passo. La missione è un volere di Gesù, ci viene qui confermato. Questo non significa che ora tutti dobbiamo andare in giro predicando… anzi! Forse sarebbe meglio innanzitutto iniziare a fare pratica, facendo del bene: ungere gli infermi all’epoca di Gesù significava assisterli, prendersi cura di loro. Non essendoci molti altri rimedi, le applicazioni con l’olio erano la pratica più comune. Oggi dovremmo trovare situazioni paragonabili, per esempio, tenere compagnia e stare vicini ai malati, piccoli o grandi che siano. Non avendo avuto un mandato per scacciare i demoni, la nostra testimonianza, la testimonianza della nostra vita, sarebbe la miglior missione. I cristiani della Chiesa antica destavano meraviglia per la loro condotta di vita, così diversa da quella dei pagani – per la fedeltà coniugale, l’onestà, l’educazione dei figli, l’attenzione ai deboli e ai poveri – tanto da impressionare e spingere i pagani a interessarsi della loro fede. Potremmo fare così tanto, per convertire il mondo a Cristo, se solo iniziassimo da noi stessi. È essenziale l’annuncio del Vangelo. Non ha bisogno di grandi mezzi o di complesse organizzazioni. Non ha bisogno di professionisti o di manager, di grandi strutture e di organizzazioni caritatevoli o di eserciti di lavoranti. Ha bisogno di donne e uomini convinti e coinvolti, che sappiano fare bene il bene, che sappiano stare con le persone, con i bambini di strada, che sappiano guarire interiormente indicando loro Cristo. Leggendo questa pagina sento una fitta al cuore, quando vedo che la struttura che nel recente passato la Chiesa si era data è diventata semplicemente insostenibile. Opere caritative con enormi collegi o ospedali che oggi non riusciamo in alcun modo a mantenere… Conventi e seminari giganteschi abitati da pochi e attempati religiosi… Forse il Signore ci vuole ammonire e invitare a tornare all’essenziale, a non sacrificare le poche vocazioni che abbiamo riempiendo le persone di incarichi. Forse il Signore vuole che ogni cristiano, non solo i preti e le suore, tornino ad impossessarsi dell’annuncio, lo traducano con linguaggi nuovi, accessibili, convincenti. Forse tutta questa crisi è salutare, se ci obbliga a tornare a quanto oggi ci dice il Signore. È lui che annuncia: a noi il compito, semplicemente, di diventare sua trasparenza.
Signore, sono così convinto che la fede in te può cambiare il mondo! E vorrei gridarlo al mondo, vorrei predicare dai tetti che tu ci sei! Ma poi, mi suona il vicino e si lamenta delle urla di ieri sera, quando litigavo con i miei “fratelli”… e io ho fatto male il mio lavoro, non solo oggi. Sì, Signore, ho capito: farò il missionario! E inizierò a far le prediche a me stesso. Aiutami, Signore, a convertire prima me stesso!