Mt 7, 7-12

Pubblicato giorno 18 febbraio 2016 - In home page, Riflessioni al Vangelo

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.
Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».

Riflessione a cura di Don Pasquale Somma:

Il brano del Vangelo di Matteo che ascoltiamo oggi è estratto da una serie di pericopi che l’Evangelista sembra aver raccolto di proposito. Sono tutte indirizzate alla comunità di fratelli, e aiutano a comprendere come vivere al meglio in questa comunità. Si parla anche della preghiera, considerata come un rivolgersi con fiducia al Signore che è un Padre buono.

Gesù e Hillel il Vecchio, uno dei più importanti rabbini dell’epoca di Gesù, morto nell’anno 7 d.C., non si sono mai conosciuti, eppure di Hillel si riporta la frase che ritroviamo nella pericope del Vangelo di oggi: «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti». Hillel fu un maestro paziente e di grande bontà che insegnava l’amore per il prossimo. Aveva molti discepoli. Si narra che gli venne chiesto da un non ebreo se potesse riassumere tutta la Torah stando in piedi su una gamba. Se vi fosse riuscito, egli si sarebbe convertito all’ebraismo. Hillel rispose «Ciò che non è buono per te non lo fare al tuo prossimo. Il resto è commento. Vai e studia (la Torah)». Tra Hillel e Gesù sembra esserci poca differenza, se non per il punto di vista: Hillel esprime il comandamento al negativo: “quello che non è buono per te, non lo fare al prossimo”, Gesù invece presenta lo stesso insegnamento ma in una formulazione positiva: “quello che volete che gli uomini facciano a voi, voi fatelo a loro”. Ma quella tra “non far danno” e “aiutare” il prossimo è la differenza decisiva. Sono proprio la novità e la diversità del messaggio di Gesù, che dovrebbero essere visibili nelle nostre comunità. Non solo non arrecare danno, ma cercare attivamente il bene dell’altro. Troppo raramente questo versetto del Vangelo di oggi risuona nella nostra mente. Altrimenti molte cose sarebbero già cambiate. Quando preghiamo con fiducia il Signore, come ci chiede il Vangelo di oggi, fermiamoci anche a riflettere. Chiediamo a Dio che qualcuno sia più gentile con noi? Chiediamo che qualcuno ci aiuti? Chiediamo a Dio di non essere più soli? Gesù ci ha detto cosa possiamo fare: provare noi a essere con gli altri così come vorremmo che gli altri fossero con noi. Dio non è assente, ma farà in modo che, donando, riceviamo molto più di quanto possiamo immaginare.
Rivediamo, allora, il nostro modo di pregare, impariamo da Gesù che si affida totalmente al Padre, chiedendo sempre e solo di fare la sua volontà che è volontà di bene. Solo così possiamo ottenere con abbondanza ciò che chiediamo: la presenza di Dio nella nostra vita.
Questa preghiera di Madre Teresa può aiutarci a vivere oggi il Vangelo:
Mandami qualcuno da amare
Signore, quando ho fame, mandami qualcuno che ha bisogno di pane;
quando ho sete, mandami qualcuno che ha bisogno di acqua;
quando ho freddo, mandami qualcuno da riscaldare;
quando ho un dispiacere, offrimi qualcuno da consolare;
quando la mia croce diventa pesante, portami una croce da condividere con un altro;
quando sono povero, portami da qualcuno nel bisogno;
quando non ho tempo, dammi qualcuno che io possa aiutare per qualche momento;
quando sono umiliato, fa’ che io abbia qualcuno da lodare;
quando sono scoraggiato, mandami qualcuno da incoraggiare;
quando ho bisogno della comprensione degli altri, dammi qualcuno che ha bisogno della mia; quando ho bisogno che ci si occupi di me, mandami qualcuno di cui occuparmi;
quando penso solo a me stesso, attira la mia attenzione su un’altra persona.