In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Riflessione a cura di Don Pasquale Somma :
Con il comandamento dell’amore, che troviamo nel Vangelo di oggi, abbiamo raggiunto l’apice dell’insegnamento proposto nel discorso della montagna. Con il comandamento dell’amore verso i nemici, tutte le antitesi sembrano congiungersi e il “di più” richiesto al cristiano viene riassunto in un’unica frase, che Gesù propone con grande autorità, l’autorità di Dio.
“Voglio giustizia!” reclama chi ha subito un grave torto, come un furto o la perdita di una persona cara a causa di qualcun altro. Secondo la nostra legge, ha ragione chi chiede di avere “giustizia”. Ma se Gesù dice di amare il prossimo, se dice di pregare per chi ci perseguita, non tiene forse in conto la giustizia? Vuole forse premiare chi fa del male? Gesù non dice di non applicare la legge o la giustizia. Dice di non odiare. C’è una differenza non troppo sottile, se io chiedo che a chi mi ha fatto del male capiti la stessa cosa – occhio per occhio e dente per dente –, o se chiedo che mi sia restituito il maltolto. La giustizia deve salvaguardare la convivenza in una società; Gesù non è così estraneo al mondo, da non conoscere tale necessità. È la motivazione che è diversa per il cristiano. Buoni e cattivi, giusti e ingiusti sono tutti figli del Padre, fratelli fra loro. La preghiera per i malvagi è un dovere, dobbiamo superare l’egoismo con l’aiuto della misericordia di Dio e dello Spirito Santo. Con questo atteggiamento possiamo chiedere di incarcerare chi ha ucciso, la restituzione del maltolto e ogni altra cosa che renda giustizia e mantenga la legalità. Non è il desiderio di vendetta, ma il desiderio di vera giustizia che deve condurci. Dobbiamo, infatti, essere perfetti come è perfetto Dio. Impossibile se immaginiamo la perfezione come il più alto grado di un elenco di virtù. È invece possibile a chi si lega totalmente a Gesù Cristo, chi lascia se stesso, i propri sentimenti di vendetta e di odio, e si unisce a Lui. Gesù è Dio, ed è perfetto. Noi possiamo esserlo quanto più siamo uniti a lui. Il primo passo è imparare a non odiare, e a pregare. Esso ci mette sulla strada di Gesù, sulla strada che porta alla perfezione.
La preghiera di oggi ci accompagni:
«Signore, insegnami a non parlare come un bronzo risonante o un cembalo squillante, ma con amore. Rendimi capace di comprendere e dammi la fede che muove le montagne, ma con l’amore. Insegnami quell’amore che è sempre paziente e sempre gentile; mai geloso, presuntuoso, egoista o permaloso; l’amore che prova gioia nella verità, sempre pronto a perdonare, a credere, a sperare e a sopportare. Infine, quando tutte le cose finite si dissolveranno e tutto sarà chiaro, che io possa essere stato il debole ma costante riflesso del tuo amore perfetto» (Madre Teresa di Calcutta).