Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».
A cura di Don Pasquale Somma:
Nel mondo giudaico, a metà dicembre ricorreva la dedicazione del tempio di Gerusalemme, nell’anniversario della sua purificazione. In questo contesto avviene il dibattito tra Gesù e i Giudei, provocato da questi ultimi con una domanda piena di ipocrisia: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». La testimonianza delle sue opere, compiute nel nome del Padre, è l’unica risposta di Gesù ai suoi interlocutori, garanzia della sua missione di salvezza. Ma l’ottusità e la mancanza di fede dei Giudei creano una resistenza invalicabile al messaggio del Cristo.Gesù riprende la metafora del buon pastore e del suo rapporto intimo e personalissimo con i suoi veri discepoli, che lui stesso identifica come sue pecore. Egli controbatte così la richiesta di segni tangibili espressa dai Giudei, evidenziandone l’incredulità e l’ipocrisia: «Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore». L’appartenenza al gregge di Cristo implica una fiducia totalizzante nei confronti del Pastore, la stessa che lega in intimità perfetta il Padre e il Figlio: «Io e il Padre siamo una cosa sola». Gesù ha assunto l’umanità come “osso delle sue ossa e carne della sua carne”, mobilitando tutto se stesso per salvare coloro che gli sono stati affidati. In ragione di questa intimità, le pecore ascoltano la voce del Pastore, lo seguono senza titubanze, vivono nella sicurezza assoluta rispetto a qualsiasi dispersione o violenza. Gesù aveva detto: «Chi ascolta la mia parola e crede in colui che mi ha mandato ha la vita eterna» (Gv 5,24). La concretizzazione dell’ascolto avviene con scelte di amore, di dono, d’impegno, di dedizione radicale sull’esempio del Pastore, che offre la vita pur di proteggere il gregge. Chi ascolta e segue il Pastore sarà difeso per sempre dalla sua mano premurosa, non incorrerà in alcun pericolo e non potrà essere rapito da questa custodia. Anzi, riceverà il dono estremo della vita eterna che rappresenta la meta piena e definitiva di questa esistenza terrena. A differenza di chi non partecipa di questa fede, il credente vive nella propria esistenza la presenza di Cristo Buon Pastore e l’annuncia con opere che ne danno testimonianza. Solo un cuore libero potrà riconoscere in esse la forza trasformante della Risurrezione, mentre chi si trincèra dietro l’apparenza perbenista si priverà dei frutti di questo annuncio.