Giovanni 15,18-21
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».
Riflessione a cura di Don Pasquale Somma:
In questo contesto di ambizione e di egoismo, chi cerca di diffondere una logica diversa – quella dell’amore incondizionato e gratuito – è crocifisso. Gesù non nasconde questa amara e dolorosa prospettiva dalla quale anche i suoi non saranno risparmiati: coloro che scelgono di seguirlo devono esserne consapevoli.
La sorte dei discepoli, della Chiesa sarà strettamente intrecciata con quella del Signore Gesù: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me»: non vi sono percorsi privilegiati o corsie preferenziali. Quello che vive il Maestro sarà condiviso anche da coloro che lo seguono. Per questo, se qualcuno trova onore e riconoscimento in questo mondo, occorre fare molta attenzione e verificare le scelte più radicali. Vi è una forma di appartenenza intima e profonda che ogni persona è chiamata a scegliere liberamente: o con Dio o con il mondo. In altri passi, Gesù aveva detto: «Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro» (Lc 16,13). Infatti, «Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo», cioè riconoscerebbe in voi un riflesso di se stesso. Gesù afferma che l’odio, la persecuzione, il disprezzo del mondo sono segni identificativi dell’appartenenza a lui: «vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia». La sua scelta è una vera e propria chiamata, una vocazione che ci “separa” dal mondo, non per allontanarci materialmente da esso, ma per porre nella storia un modo diverso di sentire gli avvenimenti, di leggere la realtà, di interpretare i segni dei tempi, di compiere scelte d’amore, sempre in favore della vita dell’uomo. Solo accogliendo questa vocazione, abbiamo la forza per affrontare calunnie e persecuzioni, riconoscendovi anche motivi di gioia semplice, nonostante la prova. «Un servo non è più grande del suo padrone», come aveva già detto durante la lavanda dei piedi. Gesù identifica se stesso con i suoi e infonde loro la forza per vivere fino in fondo la sua stessa missione nella storia, anche fino alla croce.