Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».
Riflessione a cura di Don Pasquale:
“Siamo tutti sconvolti da questa nuova manifestazione di folle violenza terroristica e di odio che condanniamo nel modo più radicale insieme al Papa e a tutte le persone che amano la pace”. Dicono che a Parigi, capitale d’un grande Paese democratico, contro la redazione di un libero organo di stampa e in definitiva contro la libertà di tutti, sia accaduto qualcosa di inconcepibile. Purtroppo non è così. A Parigi, per mano di assassini feroci, freddi e calcolatori è accaduto qualcosa di terribile, di abominevole eppure di perfettamente concepibile.
Le nostre società aperte sono vulnerabili. Il male si nutre di indifferenza e di presunzione. Si tratta di un attacco alla pace di tutta l’umanità che richiede una reazione decisa e solidale da parte di tutti noi per contrastare il dilagare dell’odio omicida in tutte le sue forme. Non dobbiamo peró spaventarci al pensiero del terrorismo e che il cielo e la terra possano essere distrutti. Tutti conoscono una fine, un termine: questo è nell’ordine normale delle cose. Anche se magari non ci pensiamo mai, perché ci sembra un evento lontano e quasi impossibile, anche noi moriremo, tutti quanti: la nostra vita ha avuto un inizio e un giorno avrà anche una fine.
Tutte le cose create, per quanto grandi, magnifiche, potenti… un giorno conosceranno la loro fine, non ci saranno più. Gli scienziati ci dicono che il nostro Sole è ormai a metà della sua storia: una storia moooolto lunga, perché si spegnerà tra 5 miliardi di anni!
Ora, capisco che a dirlo così ci sembra un futuro molto lontano, che di certo non ci riguarda personalmente, ma resta per sempre una realtà. E quando il Sole si spegnerà, anche la nostra Terra non potrà più continuare a vivere. E la Luna non sarà più luminosa. E le stelle e i pianeti non manterranno più il loro posto… Sì, le parole di Gesù dicono una verità che anche gli scienziati condividono: un giorno, il cielo e la Terra, come noi oggi li conosciamo, avranno un termine, una fine.
Però, le parole del Maestro e Signore non si limitano a questa verità: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.”
Ci rassicura: le sue parole NON passeranno, resteranno valide sempre e per sempre, anche quando il tempo sarà ormai finito.
Questo è per noi un messaggio di grande speranza, che apre il cuore alla fiducia. Ci regala un senso di profonda sicurezza, perché siamo appoggiati su una roccia salda, indistruttibile: la Parola del Signore!
Questo non ci scalda il cuore? Non ci colma di gioia?!
Oltre a rassicurare gli Apostoli e noi, Gesù suggerisce un esempio prezioso che Marco ci riferirci: ci invita ad imparare dal fico. “Dal fico imparate questa parabola: quando già il suo ramo si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che l’estate è vicina; così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte.”
Il Maestro sta parlando a persone che vivono in campagna e sanno riconoscere con prontezza tutti i cambiamenti che avvengono nella Natura. Ogni più piccola sfumatura ha per loro un significato preciso, è un linguaggio che conoscono e che comprendono appieno. Proprio per questo Gesù porta l’esempio dell’albero di fico, presente quasi in ogni cortile delle case in Israele: ci si siede alla sua ombra nelle ore più calde; ci si raduna ai suoi piedi, le sere d’estate, a conversare; i suoi rami, dalla corteccia liscia, sono molto invitanti per i bambini che si vogliono arrampicare e i suoi frutti, freschi oppure conservati dopo averli essiccati, fanno parte dell’alimentazione del popolo ebraico.
Quindi, da vero Maestro, sceglie un esempio alla portata di tutti e fa notare che il comparire delle foglie sui rami, che diventano anche più flessibili, sono il segnale, chiarissimo per tutti, che ormai la stagione sta cambiando e l’estate è in arrivo.
Noi, forse, non abbiamo questo tipo di esperienza: molti vivono in città, senza giardini intorno, tanto meno campi o frutteti. Ma anche noi sappiamo leggere i segni più semplici della Natura: se il cielo si riempie di tante tante nuvole grigie, fitte fitte, voi cosa pensate stia per succedere? Ma certo! Sta per piovere!
Vorrei aggiungere che, anche se molti non sanno più riconoscere il linguaggio della Natura, siamo diventati bravi a leggere le espressioni, anche minime sul volto delle persone intorno a noi. Diciamo la verità: ci basta notare delle piccole cose tra gli occhi di chi vogliamo bene per sapere come agire e cosa dire. Sappiamo accorgerci dei segni nelle nostre relazioni tanto è vero che siamo soliti dire: stà storto o sta dritta!!!
gesù ci chiede: visto che siete così bravi a leggere e comprendere il linguaggio della Natura e dei volti delle persone, allora potete riconoscere anche ogni altro segno. Perciò, quando vedrete accadere eventi che lasciano senza parole, come attacchi terroristici, terremoti, tsunami, meteoriti che cadono dal cielo… invece di farvi prendere dalla paura, o addirittura dal terrore, considerateli per quello che sono: un segno.
Un segno potente, impressionante, che ci ricorda che non siamo eterni: la nostra anima lo è, ma il nostro corpo finirà. La Parola di Dio è eterna: il mondo intorno a noi invece finirà.
Quegli eventi che ci spaventano, ci aiutano anche a ricordare che la nostra potenza è limitata: malgrado tutti gli sforzi della scienza, nonostante le grandi risorse della tecnologia, anche con in tasca l’ultima generazione di telefonia ed a portata di mano tutto il mondo, grazie a internet ed ai satelliti… noi non siamo Dio.
Questo è ciò che ci ricordano le catastrofi che avvengono in Natura.
Quando ci sentiamo troppo sicuri di noi stessi, quando confidiamo troppo nel nostro grande potere di esseri umani intelligenti, basta una pioggia abbondante e una frana, per farci riflettere e ritrovare il nostro posto nell’Universo: piccoli, fragili, bisognosi del Padre che ha cura di noi, del Figlio che si fa nostro amico, dello Spirito che ci dona la sua forza.
Per questo siamo tutti commossi e addolorati e preghiamo. Siamo tutti vicini al popolo francese, ai familiari delle vittime e preghiamo per tutti loro.