Giovanni 14,27-31a
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».
A cura di Don Pasquale Somma:
Il contesto del brano evangelico è ancora quello dell’Ultima Cena e del discorso di addio di Gesù. Ai discepoli, intimoriti e tristi, ai quali il Maestro aveva appena promesso il dono dello Spirito Santo, adesso è rivelato quello della sua pace.
Pace – come felicità, successo, piacere – è un termine equivoco per il nostro tempo. Vi è quella effimera e superficiale di un mal compreso buonismo che non affonda le sue radici nell’amore, ma nell’apparenza vuota e inconsistente del contingente. Quella che indica Gesù, invece, è un dono che scaturisce dalla pienezza dei beni messianici e che conducono noi discepoli verso la medesima pienezza. Riempito da questa pace, il credente non può turbarsi né temere nulla, perché rimane in Lui, saldamente ancorato alla fonte della Pace. I discepoli sono chiamati a sperimentare, nella fede, il senso vero di questo dono e sono invitati a rallegrarsi perché Gesù va dal Padre, fonte dell’Essere e della vera Gioia: «Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre». Senza il suo ritorno al Padre, infatti, Gesù non può tornare a noi nello Spirito Santo. Il dono della pace è dato in anticipo ai Discepoli, proprio in vista della dolorosa separazione che sta per compiersi. Il Figlio di Dio ne è consapevole e accompagna i suoi preparandoli ad accogliere gli eventi che lo attendono: «Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate». Ma insieme alla pace, segno inconfondibile della presenza di Cristo nella storia, sta per scatenarsi l’offensiva del principe di questo mondo, la manifestazione drammatica del Male, del Separatore. Un male che non può nulla contro Dio, ma che può servirsi della fragilità umana per condurre le sue opere malvagie e distruttive. Proprio per sconfiggerle e per privarle del loro potere, Gesù deve attraversarle con il suo sacrificio e mostrare all’umanità il vero volto dell’Amore, quello che il Figlio ha verso il Padre, quello che il Padre, nello Spirito Santo, nutre verso ogni creatura.