Giovanni 14,7-14

Pubblicato giorno 23 aprile 2016 - In home page, Riflessioni al Vangelo

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».

A cura di Don Pasquale Somma:

Tommaso aveva chiesto: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Ora Filippo domanda a Gesù: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Attraverso un dialogo diretto e amichevole con questo discepolo, Gesù rivela anche a noi chi Egli è e quale perfetta unità sussista tra Lui e il Padre suo: «Chi ha visto me, ha visto il Padre». In questa condivisione d’identità, siamo chiamati a seguire la via per giungere al Padre.
Senso materiale e senso spirituale si intrecciano sempre nelle parole di Gesù e, per noi suoi discepoli, a volte non è semplice comprenderne la portata e decifrarne l’attualità. Seguire il Figlio implica una conoscenza profonda di lui, non solo intellettuale o superficiale, ma esperienziale e concreta: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?». Solo questa conoscenza può realizzare la mediazione per la quale il Figlio è stato inviato. Tralasciare questo passaggio vanifica la missione del Cristo, che è sempre quella di far conoscere il Padre, di rivelare all’uomo il mistero della Trinità. Ma Gesù insiste con instancabile pazienza: «Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me». Nell’indivisibile unità tra Padre e Figlio, che non genera mai confusione d’identità, ma è sempre libero intreccio d’amore, si manifesta concretamente l’agire di Dio per tutta l’umanità. Credere nel Figlio equivale a credere nel Padre e, in questa fede, il discepolo saprà compiere le medesime opere del Padre e del Figlio: «chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste». Questa promessa affidata alla fragile libertà dell’uomo ci fa comprendere quanto sia fondamentale per noi seguire Gesù, Via, Verità e Vita. Solo Lui che vive nel Padre e per il Padre, può additarci la meta e, allo stesso tempo, indicarci la Via per raggiungerla, quella della fede. Credere nelle opere che Egli ha compiuto e continua a compiere nella storia mediante la Chiesa, ci rende capaci di partecipare all’azione trasformante di Dio.