Giovanni 6,52-59
In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.
A cura di Don Pasquale Somma:
L’effetto salvifico promesso da Gesù non può realizzarsi al di fuori del contatto diretto e vitale con il suo stesso corpo fatto di carne e di sangue. Quello che il Figlio di Dio propone al suo uditorio rasenta il sacrilegio in quanto, per gli Ebrei, il sangue era sacro, simbolo della vita stessa, ed era inconcepibile per loro l’ipotesi di nutrirsene. Gesù provoca un grande scandalo con le sue parole, che non alludono certo ad una interiorizzazione spiritualistica e disincarnata della sua Persona, ma evocano già quello che avverrà con il suo sacrificio sulla croce e il dono del suo corpo e del suo sangue nell’Eucaristia. Il possesso della vita eterna è intimamente legato alla partecipazione a questo nuovo banchetto imbandito per tutti: mangiare la sua carne e bere il suo sangue realizza la comunione con lo stesso destino del Risorto, immette in noi, nel nostro stesso corpo, il germe della risurrezione, alla quale parteciperemo grazie al dono di Cristo e della sua vita. Ma questa partecipazione produce un’azione esistenziale corrispondente: non basta attingere passivamente a questo nutrimento di vita eterna, ma è necessaria l’adesione libera e personale del singolo. Gesù ribadisce incessantemente il legame costitutivo con il Padre. Lui è l’Inviato e, come tale, realizza il progetto d’amore del Padre: «ha mandato me e io vivo per il Padre». Segue la similitudine che coinvolge ognuno di noi: «così anche colui che mangia me vivrà per me». Lo scambio d’amore che avviene nel cuore della Trinità si riproduce nel rapporto tra Cristo e il discepolo: possiamo partecipare della vita trinitaria proprio nutrendoci di Gesù. Non esiste al mondo altro cibo perfetto e definitivo come l’Eucaristia. Per incontrare Dio dobbiamo essere intimamente uniti a Cristo, diventare suoi contemporanei, fidarci delle sue parole, nutrirci della sua presenza nel segno dell’eucarestia. Sì: io mi fido del Signore Gesù. Fatico, sono preso da mille dubbi e domande, ma mi fido. So che lui e il Padre sono una cosa sola, ho deciso da tempo di non seguire il serioso volto di Dio che mi porto nell’inconscio, ma quello radioso di cui ho fatto esperienza ascoltando e seguendo Gesù.