In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.
Riflessione a cura di Don Pasquale Somma:
Prima o poi ci denunceranno per pubblicità ingannevole: troppe volte, infatti, quello che raccontiamo della nostra fede sembra più un “pacchetto benessere”, una passeggiata di piacere o un’esperienza “meravigliosa”. La verità della vita cristiana è fatta, normalmente, di svariate difficoltà. Anche difficoltà di fede: per maturare, la nostra fede ha bisogno di essere messa in dubbio, ripensata, studiata, approfondita. Ci sono, nella vita di quasi tutti i cristiani, anche di alcuni santi, dei momenti di buio, di lontananza, di dubbio, di peccato. Essere fedeli a Cristo, seguirlo, significa – così era scritto nei versetti precedenti a quelli che abbiamo appena ascoltato – rinnegare se stessi e prendere la propria croce. E poi camminare lungo strade che spesso sono anche in salita. E quindi, “pubblicità” a parte,, forse dovremmo essere un po’ più seri e sobri nel pensare e trasmettere la nostra fede. La fede può essere come quella di Pietro, Giovanni e Giacomo, che dopo una salita al monte – forse con un po’ di fiatone e senza capire il perché della scalata – sono pienamente appagati dalla rivelazione di Dio in Gesù. Che poi, quei minuti non gli siano bastati per tutta la vita, lo sappiamo pensando a Pietro che, appena qualche mese più tardi, rinnegherà il Signore alla prima occasione. Ma almeno lui qualcosa aveva visto! La fede può anche essere quella, molto più comune, di tutti gli altri apostoli, delle donne, dei discepoli che stavano sotto il monte e non vedevano nulla, non provavano nulla ed erano esclusi e privati della presenza del Signore, proprio quando Pietro e gli altri facevano quella meravigliosa esperienza. Prepariamoci a portare la nostra croce. Sapendo che è dura, che anche la vita di fede è difficile. Ma che alla fine, per tutti, anche per chi ora è nel buio, ai piedi del monte, ci sarà un posto in cui, come Pietro, vorremo rimanere per sempre, perché lì avremo trovato, finalmente, l’appagamento di ogni nostra speranza.