In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti». Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta. I sommi sacerdoti e gli anziani avevano posto una domanda a Gesù mentre si trovava nel tempio, a Gerusalemme. I Vangeli Sinottici raccontano la riposta del Signore, risposta che ritroviamo in diversi brani del Vangelo. In uno di questi, quello di Matteo, Gesù spiega – attraverso la parabola – che la vigna sarà tolta a coloro che la coltivano, cioè ai sommi sacerdoti e agli anziani, e sarà data ad altri, i quali porteranno i frutti al proprietario.
Meditazione a cura di Don Pasquale Somma :
Come togliere il potere a qualcuno o qualcosa? Quando il coniuge, il genitore o i figli non ci danno ascolto, perché in tv c’è un bel film, spegniamo semplicemente il televisore, sicuri di avere poi, tutta l’attenzione che richiediamo. Facciamo similmente con i computer e non di rado ci viene voglia di “togliere di mezzo” anche altre cose che ci sottraggono tempo e comportano fatica. In molti, per esempio, ogni tanto pensiamo a quanto sarebbe bello non dover lavorare! Se siamo veri credenti, Dio è al primo posto tra i nostri interessi e ha la nostra massima attenzione. Dobbiamo prendere coscienza del fatto che c’è chi, approfittando della nostra buona fede, voglia occupare quel primo posto, facendo di tutto per sostituirsi a Dio, per “toglierlo di mezzo”. Così fanno talvolta anche alcuni rappresentanti della nostra fede, che tentano di focalizzare la nostra attenzione su di loro, o su attività che poco o niente hanno a che fare con la fede. Forse nessuno in quel momento si rende conto che sta uccidendo Dio nell’altro. Vuole solo l’attenzione per sé. Anche i contadini nella parabola non pensavano di uccidere Dio, ma solo l’erede del padrone della vigna. Dicevano, infatti: «Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!». Non tengono conto però che non sono proprietari. Come non sono “proprietari” assoluti del nostro tempo e della nostra vita i nostri coniugi, figli, genitori. Non lo sono né il lavoro, né le associazioni e gli hobby. Dio ci ha dato tutto, è lui il proprietario della nostra vigna. Stiamo attenti a non “uccidere” chi ci fa notare che sbagliamo, né Dio stesso in noi.